Storia 4. La casa in fiori
Kate Skukan, nata nel 1943 a Kremen, si è sposata a Rastoke e ora vive lì, al numero civico 12.

Quando Kate aveva tre anni, perse il padre. Da Kremen veniva a Rastoke con la madre al mulino di Skukan, su un carro trainato da buoi. Il marito di Kate era un mugnaio e artigiano di mulini con una buona reputazione, come se avesse imparato il mestiere. Amava il mulino e tutto ciò che lo riguardava, tanto che diceva sempre: “non c’è bisogno di andare a scuola per fare il mugnaio!”. Kate imparò e svolse molti lavori con lui. Anche lei era una mugnaia! La sua storia sul mulino è la sua vita.
„Quando mi sono sposata a Rastoke non sapevo nulla di mulini. Poi mio marito me l’ha insegnato poco a poco. Avevamo sette mulini. Ce n’erano tre macine in questo mulino e quattro in quello più lontano, dove ora non ci si può andare. C’erano sette macine e uno non riusciva a controllarle tutte. Per questo avevamo un altro operaio. Non si pagava con i soldi, ma si dava la farina. Quando trovò un altro lavoro dovetti occuparmi io del mulino e imparai a macinare. La gente arrivava con buoi e cavalli e il carro era pieno di sacchi. Quando mio marito tornava dal lavoro costruiva i cucchiai (lame da mulino) da solo. Sapeva fare tutto con il legno. Per fare i cucchiai comprava un faggio spesso dal dipartimento forestale che poteva essere tagliato in quattro parti. Una volta tagliato in quattro parti veniva immerso nel fiume Slušnica perché era più facile tagliarlo bagnato. Il taglio si faceva a mano su un cavallo (un supporto di legno), non c’erano seghe circolari. Dopo la sega si doveva ancora lavorare con uno scalpello. Con un compasso si disegnava un cucchiaio. Dato che c’era poco ferro, lo portavamo dal fabbro.“

Lavoro dalla mattina fino al tramonto e la domenica riposo
Le giornate lavorative di Kata erano diverse perché ogni giorno si macinava, tranne la domenica. “Avevamo due mulini bianchi e ognuno aveva una macina per il grano. I mulini erano molto buoni, quindi macinavano velocemente, ed è per questo che alla gente piaceva venire da noi”.
Kate non macinava di notte, perché aveva da fare la mattina presto. Doveva impastare pane e focaccia, preparare ciambelle per i bambini che le mangiavano con il latte prima di andare a scuola. Anche il pranzo era una suo obbligo.

„Avevamo sempre carne di maiale e pollo in abbondanza. La domenica mangiavamo sempre un dolce. Se venivano macellati più polli, per esempio a Natale, li mettevamo sotto i mulini, appesi a qualcosa. La carne di maiale veniva essiccata, le salsicce, la pancetta. Avevamo molti polli. Raramente andavamo a Slunj per prendere la carne di manzo.” Ma Kate aveva anche tempo per piantare fiori e dice con un sorriso: “La nostra casa è in un posto bellissimo e ci sono sempre fiori in portico. Pelargoni. Quindi: “una donna senza acconciatura è come una casa senza fiori, è lo stesso”. La casa era giù a Korana, coperta con assi di legno. Quando era possibile la mettevano un po’ più in alto. Avevamo una stalla, un altro mulino e un essiccatoio. Avevamo un sacco di spazio. I buoi stavano lì sotto le viti e nell’essiccatoio (una stanza vuota). La gente portava il fieno lì e i buoi mangiavano mentre macinavano, a tutti piaceva fare una passeggiata e portare con sé i bambini.
„Avevamo sempre carne di maiale e pollo in abbondanza. La domenica mangiavamo sempre un dolce. Se venivano macellati più polli, per esempio a Natale, li mettevamo sotto i mulini, appesi a qualcosa. La carne di maiale veniva essiccata, le salsicce, la pancetta. Avevamo molti polli. Raramente andavamo a Slunj per prendere la carne di manzo.” Ma Kate aveva anche tempo per piantare fiori e dice con un sorriso: “La nostra casa è in un posto bellissimo e ci sono sempre fiori in portico. Pelargoni. Quindi: “una donna senza acconciatura è come una casa senza fiori, è lo stesso”. La casa era giù a Korana, coperta con assi di legno. Quando era possibile la mettevano un po’ più in alto. Avevamo una stalla, un altro mulino e un essiccatoio. Avevamo un sacco di spazio. I buoi stavano lì sotto le viti e nell’essiccatoio (una stanza vuota). La gente portava il fieno lì e i buoi mangiavano mentre macinavano, a tutti piaceva fare una passeggiata e portare con sé i bambini.
Molto grano, pochi soldi

“Avevamo grano, ma non avevamo soldi”, dice Kate e racconta che si prendeva ujam (la molenda) e il grano poi lo rivendevano. I lavoratori venivano pagati in farina. Per avere soldi Kate andò in Germania per tre mesi. “Guadagnavo i marchi tedeschi e poi permettevo alle figlie di andare a Trieste a comprare i vestiti, le davo i soldi per Zagabria, dove si sono laureate. Le mie figlie non sanno nulla del mulino. Quando non ci sarò più, sarà un’avventura. Ho insegnato a mia nipote Dora a raccontare tutto del mulino. Ora è al quarto anno di università, diventerà l’insegnante di lingue straniere. Il nipote Filip si è laureato in informatica e lavora”. E quando arriva Filip, che sa come far funzionare il mulino, il suo cuore si riempie ed anche i fiori del portico ne vanno fieri.
